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«Realtà arricchita» sul telefonino

Puntare il telefonino sul Colosseo o sul Duomo di Milano e scoprire tutto sulla sua storia. Fotografare il volto di uno sconosciuto e vedere comparire nome e cognome sul display. Il mondo che ci circonda, arricchito da informazioni dettagliate. In due parole: augmented reality, realtà aumentata.

Si chiama così la tecnologia che negli ultimi mesi ha iniziato a diffondersi in maniera sempre più capillare negli smartphone e non solo. Tutto quello che occorre per vedere la realtà con occhi nuovi è un dispositivo connesso a Internet dotato di videocamera e gps. Caratteristiche comuni a molti nuovi apparecchi in circolazione. In parte è un terreno ancora da scoprire, in parte è già moda. Pochi mesi fa la città di New York ha assegnato i «NYC Big Apps», i premi per le migliori applicazioni dell’anno. A vincere è stata una «app» capace di individuare la fermata della metropolitana più vicina al possessore del telefonino.

Sono una miriade i software di realtà aumentata presenti negli store digitali. Una delle applicazioni più diffuse è Layar, disponibile a costo zero per iPhone 3Gs e Android. Comoda per trovare negozi e ristoranti. Basta inserire nel campo di ricerca una parola, ad esempio «pizza». Sul display, sovrapposto a ciò che è inquadrato dall’obiettivo, comparirà in trasparenza una mappa con tutte le pizzerie più vicine.

Punta a sostituirsi alle guide turistiche Wikitude, un software dedicato soprattutto ai viaggiatori (gratis su Ovi Store, iTunes Store e Android Market). Il meccanismo è semplice: si punta l’obiettivo su un monumento o un qualsiasi edificio (senza bisogno di scattare). E grazie al gps, che individua la posizione esatta in cui si trova l’apparecchio, compaiono sullo schermo tutte le informazioni disponibili in Rete. I dati vengono presi da Wikipedia, YouTube e Flickr. Tutte fonti aggiornate in continuazione dagli utenti di tutto il mondo e di cui gli utilizzatori di Wikitude possono beneficiare liberamente.

Gli automobilisti più sbadati che non ricordano mai dove hanno parcheggiato la macchina possono contare su Car Finder (solo per iPhone 3Gs a 0,79 euro). Un giro veloce su se stessi con lo smartphone in mano e, dall’inquadratura della videocamera, ecco comparire la bandierina con la propria auto. Unica avvertenza? Occhio a non perdere insieme il telefonino e le chiavi dell’auto.

Dalla realtà all’identità aumentata, altra terra di conquista degli sviluppatori, il passo è breve. E di mezzo c’è un elemento chiamato Qr Code. Si presenta, su carta, come un codice a barre. Contiene in realtà informazioni aggiuntive che possono essere lette solo da una videocamera. Lo utilizza, ad esempio, un portale appena nato - Wiple.it - dedicato alle band emergenti. Le aspiranti rockstar possono stampare il codice su t-shirt o sulle locandine dei concerti e chiunque sarà in grado di leggerlo con un telefonino e vedere un video della band direttamente sul proprio display.

Il futuro potrebbe riservare un codice Qr per ogni utente di Facebook. Alcune settimane fa, come ha raccontato il blogger Zeno Tomiolo, il social network ha pubblicato per qualche minuto sulle proprie pagine una funzione per generare il codice magico.

Ma l’applicazione di augmented identity che ha suscitato più clamore è Recognizr (disponibile per Android). Qui non servono codici. Basta fotografare una persona e Recognizr invia l’immagine a un server che scannerizza i lineamenti e, se può, identifica il proprietario della faccia. Segnalando nome, cognome e social network a cui appartiene. Che appaiono come iconcine sulla foto, intorno alla viso. Ovviamente con il consenso dell’interessato.

Anche il mondo dei videogiochi è stato toccato dal fenomeno. Pochi mesi fa è uscito per PlayStation 3 Eyepet (49 euro con webcam). Protagonista del gioco è un animale domestico virtuale simile a una scimmietta che da dentro il monitor interagisce con le persone e gli oggetti ripresi dall’obiettivo. Se ad esempio il giocatore fa rotolare una pallina davanti alla webcam, il cucciolo ci giocherà o salterà per evitarla.

È destinato a un pubblico più adulto LinceoVR 3.3, un software che permette di telecomandare un robottino chiamato Rovio e trasferire in salotto le emozioni della guerra dei droni. Grazie al programma è possibile disegnare e aggiungere virtualmente oggetti 3d e animazioni all’ambiente circostante (montagne, ostacoli, nemici). Il robot, grazie alla webcam integrata, riconosce gli oggetti e li trasmette al monitor. Così il mondo dei videogame diventa personalizzato. E mescolato con la realtà.

Dal Corriere del 10 aprile 2010