La lotta alla mafia (primo problema da risolvere nella nostra terra, bellissima e disgraziata) non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolgesse tutti, che tutti abituasse a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si contrappone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.
Omertà sulla 'Ndrangheta la Lombardia reagisca
La lettera del procuratore di Reggio Calabria sulla prima pagina del Corriere di oggi.
in attesa di vedere gli effetti dell’assumersi la responsabilita’ politica
Cosa può succedere oggi a Totò Cuffaro?
Oggi, davanti alla Seconda sezione penale della Cassazione, si svolgerà l’udienza nella quale i supremi giudici dovranno decidere se confermare o meno, nei confronti dell’ex governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro, la condanna a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa…
Ok, poi ha aggiunto anche: “Gli incontri che ho avuto con alcune delle persone i cui nomi sono nell’inchiesta di Catania sono stati casuali e non voluti”.
Bene, finalmente Saviano lo ha detto, si è liberato di un peso: anche Sciascia, con quel suo siculo sottilizzare sulle regole e la libertà, ha finito per dare una mano al partito della delegittimazione di coloro i quali combattevano la mafia, Giovanni Falcone in testa.
La macchina del fango aveva offuscato anche l’intelligenza dell’autore del Giorno della civetta, e così — testuali parole di Roberto Saviano durante lo spettacolo televisivo dell’altra sera — «anche Sciascia c’è caduto».Colpito. Con una battuta, considerato l’impatto mediatico della trasmissione di Fazio e Saviano, è stato liquidato il senso dell’intera opera di uno scrittore, il quale — ma che importa, se poi con un articolo di giornale si è giocato la reputazione? — è stato il primo a denunciare la mafia e a suggerirne i mezzi (avendone ovviamente voglia e capacità) per contrastarla.
Personalmente mi sono stancato di ripetere che Sciascia era per la difesa delle regole, anche quando di mezzo c’era la mafia. Quando nel 1987 sul Corriere della Sera pubblicò il famoso articolo «I professionisti dell’antimafia», non ce l’aveva con il giudice Borsellino, ma con il Consiglio superiore della magistratura che, sorvolando sulla prassi dell’anzianità — regola fino allora vigente — nell’assegnazione di una Procura aveva premiato la maggiore esperienza di Borsellino nel campo dei reati antimafia. Prova ne sia che Sciascia non sapeva chi fosse Borsellino prima di scrivere quell’articolo.
Caro Saviano, Sciascia era un anticonformista vero, che non aveva paura di dire quel che pensava, se poteva servire alla causa della verità. Sai, quanti politici, giornalisti, magistrati, servitori dello Stato a vario titolo, battendosi il petto, oggi, professano antimafia, mentre non fanno il loro dovere? E sai quanto questo contribuisca a farla franca di fronte allo sfascio del Paese? Facci caso, caro Saviano, quando ti diranno che la mafia (o la camorra o la ’ndrangheta) fa allagare i paesi o non fa arrivare i treni in orario.
Matteo Collura sul Corriere della Sera di oggi.
La seconda. Carica. Dello. Stato.
Per chi avesse problemi di lettura:
Generalità del detenuto: Bontate Giovanni fu F/sco Paolo (ultimo esponente della famiglia Bontate, fratello del boss Stefano, dominatore del narcotraffico dell’asse Palermo-New York n.d.3141592)
Revoco la nomina fatta all’Avv/to Pietro Caseio Imburgio e nomino miei difensori di fiducia Avv/to Paolo Seminara e Renato Schifani entrambi del foro di Palermo.
Per i dettagli: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/schifani-avvocato-di-mafia/2137676
(Source: 3141592)
I beni confiscati alla mafia che ritornano al punto di partenza.
